L’INPS che per anni si è disinteressata di me tant’è che avevo per molto tempo avuto la sensazione di non esistere affatto per questo benemerito e stranissimo Ente, di un tratto s’è palesata.
Per anni ha registrato con sistematica lentezza le annualità dei contributi versati dall’azienda di cui ero e da quella della quale sono attualmente dipendente.
Tanto per dare un’idea di situazioni recenti ecco un paio di brevi appunti:
Alla data del 19 marzo 2006, erano stati registrati i contributi relativi a tutto il 31 dicembre 2003.
A quella del quattro febbraio 2007 si era finalmente giunti con tanta fatica al 31 dicembre 2004!
Questo nonostante la puntuale regolarità dei versamenti effettuati.
Ora come annotavo più sopra, l’ INPS si degna di scrivermi provvedendo a farmi pervenire il “Rendiconto” dei versamenti effettuati dall’Azienda presso la quale sono alle dipendenze, effettuati nel corso dell’ultimo biennio: 2005 e 2006.
Con tanto di invito a verificare la correttezza dei dati ed a mettermi in contatto con la mia sede di competenza per eventuali chiarimenti od errori da evidenziare.
Come mai questa "strana" iniziativa?
A cosa è dovuto questo repentino cambio di rotta teso ad evidenziare tanta solerzia?
La risposta era contenuta nella busta insieme al “Rendiconto”.
Un simpatico e pratico opuscolo intitolato “TFR – Scegliere oggi pensando al domani”.
In seconda pagina il messaggio personale introduttivo del ministro Damiano.
Ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale.L’ho letto.
Devo essere sincero: in qualche pagina sono andato un po’ veloce. Ma questo non ha influito sulla comprensione del suo contenuto.
Devo dire che non mi sta bene, no! Non mi sta affatto bene che questo centrsinistra persegua ancora oggi quell’obiettivo di matrice stalinista della “propaganda”.
I tempi oggi sono forse un po’ cambiati, e quel tipo di Comunismo “forse” oggi non esiste più.
Credevo che questi metodi fossero appannaggio solo del centrodestra.
Ecco i punti che mi hanno colpito:
A) Viene dato per scontato che il lavoratore debba necessariamente scegliere di aderire ad un fondo pensione. Magari proprio quello gestito dall' INPS? e perché no?
B) Le spiegazioni e le esemplificazioni presentate sono finalizzate a lasciar intendere che l’unica strada percorribile sia comunque quella di destinare il TFR ad un fondo pensione
.C) L’impressione è quella di trovarsi di fronte ad una intimidazione: o scegli di destinare il TFR ad un fondo pensione, oppure vivrai male gli ultimi anni della tua “lunga” e bella vita che ti resta.
Una considerazione:
No, non è affatto vero quel che c’e scritto nella breve introduzione del ministro. Non è affatto vero che si vive meglio e di più.
Non è vero che le due cose siano sempre concomitanti, certamente non lo sono per tutti.
Probabilmente è vero solo che si vive di più, e già questa è una affermazione che non sempre vale per tutti.
Ma certamente non meglio. È vero: anche questo non vale per tutti.
“Meglio" vive solo una parte della popolazione, e non di tutti gli ex lavoratori. Solo quella parte benestante che ha un reddito alto pur se in pensione, e che gli consente di godere di una sanità privata ed a pagamento, e non certo del tanto vantato “Servizio Sanitario Nazionale”.
Quel che non viene spiegato ed illustrato è:
a chi conviene versare il TFR in un fondo pensione? A chi conviene lasciarlo in azienda?
Manca un esempio che veda coinvolto un lavoratore al quale mancano solo otto/nove anni al quorum: sessanta anni d’età, quaranta di contributi.
Cosa consigliare? In che modo dovrebbe comportarsi? Niente di tutto questo.
Solo pubblicità e non informazione.
Solo e soltanto propaganda. Come ai vecchi tempi.
Che peccato, un'altra occasione perduta.
1 commento:
Ciao Paolo.
Questa mattina ho letto l'articolo de la stampa che parlava della riforma ormai varata sul sistema pensionistico italiano e mi sono venuti i brividi (soprattutto perche' la pensione non l'avro' mai anche se per vivro' fino all'eta' che me lo permettera'!)
Percepiro' il 40% (MENO DELLA META'!) del mio stipendio!
Buon we...e buon lavoro! PaoloM
ROMA
Dopo una notte di trattative, il Governo e sindacati hanno trovato l'intesa sulla riforma del sistema previdenziale e la modifica dello scalone Maroni.
Dal 2008 si potrà andare in pensione di anzianità con 58 anni di età e 35 di contributi mentre dal primo luglio 2009 (MIO CASO) per ritirarsi dal lavoro sarà necessario avere raggiunto quota 95 anni come somma tra età anagrafica e contributiva. L'età minima però sarà 59 anni.
ESEMPIO: Mario a 59 anni ha totalizzato 30 anni di contributi (=lavora legalmente da quando ne aveva 29.) Per sapere quando andra' in pensione dovra' sommare 59(gli anni) + 30(gli anni di contributi) = 89.
Risultato: Mario dovra' lavorare ancora 3 anni (che gli varrebbero 3 anni fisici + i 3 rispettivi di contributi = 6) cioe' 89 + 6 = 95. A 62 anni, quindi, Mario andra' in pensione e abbandonera' il suo stipendio per percepirne solo il 40%!
MORALE: Alleniamoci ad essere risparmiatori gia' adesso! E cerchiamo di vivere una vita piu' slegata possibile dagli stress lavorativi perche' non ne vale proprio la pena. Qua ci vogliono costringere a lavorare fino alla tomba!
Mario se e' abituato a vivere con 1200 euro (e quindi senza poter risparmiare nulla, non parliamo di acquisto casa, nascita di figlio, ecc) dal momento che andra' in pensione dovra' tararsi su 350 euro! Be', Mario puo' sempre scegliere (a 62 anni) di continuare a lavorare! RIVOLUZIONE!
Dall'aumento dell'età di pensionamento saranno esclusi 1,4 milioni di lavoratori impegnati in attività considerate usuranti.
E' quanto prevede l'accordo appena raggiunto a palazzo Chigi tra Governo e sindacati per modificare lo scalone Maroni (il passaggio nel 2008 da 57 a 60 per l'età necessaria alla pensione di anzianità). Il primo gennaio 2011 la quota tra età e contributi è stata fissata a 96 (con età minima 60 anni) mentre il primo gennaio 2013 passerà a 97 (con età minima a 61 anni).
Prodi: ora è un Paese più giusto
«Una proposta che ha soddisfatto noi e i sindacati e che sarà di grande soddisfazione per gli italiani». Romano Prodi durante una conferenza stampa a Palazzo Chigi al termine della trattativa con i sindacati sulla riforma delle pensioni, parla così dell’accordo raggiunto con Cgil, Cisl e Uil. L’intesa, aggiunge, «prosegue le linee e il cammino del Dpef, che ci porta a consegnare un Paese più giusto». Il Premier ha aggiunto: «Mi auguro davvero che il Consiglio dei Ministri approvi l’accordo per dargli immediata attuazione». Quanto al via libera del Prc, Prodi ha spiegato: «Questo è l’accordo tra governo e sindacati: lo porterò in Cdm senza cambiare neppure una riga».
Epifani: le donne continueranno ad andare in pensione a 60 anni
«Le donne continueranno ad andare in pensione a 60 anni». Lo rende noto il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani. Il ministro del Lavoro Cesare Damiano conferma che rimarrà la differenziazione fra uomo e donna.
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