lunedì, maggio 01, 2006

Capitali all'estero? facile!

Mi sembra di aver capito quale sia il meccanismo che consente di esportare capitali all'estero senza correre rischi. La ditta "A" ha bisogno di comprare del materiale che vende la ditta "B". Il prezzo è di 30000,00 euro. La fiduciaria "Y", con sede magari in Lussenburgo ( o comunque in uno stato dal regime fiscale paradisiaco) l'acquista per conto della ditta A dalla ditta B, e poi la rivende alla ditta A per un importo di 230000,00 euro. A questo punto la fiduciaria Y recupera i 30000,00 euro pagati, trattiene il 10% dei 200000,00 euro rimanenti, e versa la restante parte dei 180000,00 euro come disponibilità liquida su di un conto corrente che è riconducibile alla ditta A. Così si sono esportati 180000,00 euro senza colpo ferire ed evadendo le tasse in Italia sicuramente pensalizzanti. Poi, per soddisfare la necessità che qualcuno aveva di riavere in Italia disponibili i propri soldi esportati con questo sistema, è stato inventato il meccanismo che consente il rientro dei capitali a tariffa concordata... condonata... come dir si voglia. Ed il gioco è fatto.
Nel frattempo chi paga tutto questo meccanismo? Ma è chiaro: i soliti polli degli investitori. Già, dimenticavo: ovviamente il giochetto è sicuramente comodo quando si è quotati in borsa, altrimenti a rimetterci sarebbe la ditta stessa. Invece, così....
Ma ho capito bene? Ha funzionato, e funziona davvero così?

Nessun commento: